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SPINASPACCA - CHAUMONT SUR LOIRE

All’inizio del 2000 ho ricevuto una cartolina spedita da amici di Lione, raffigurava il Castello di Chaumont e c’era scritto: Ou es-tu? – Dove sei tu? Era un messaggio in codice per dirmi che avrei dovuto prendere in considerazione di partecipare al celebre Festival dei giardini che dal 1992 si svolge ogni anno con un tema diverso a Chaumont-Sur-Loire. Non avevo mai preso in considerazione di parteciparvi prima ma il tema di quell’anno, Mauvaise herbe – erbaccia, mi ha colpito sul vivo: era il mio tema perché io sono cresciuto sognando la campagna ma catalogando le piante da marciapiede. Così ho inviato un progetto post-moderno mettendo in scena una città ribaltata in cui tutto era disegnato a dimensione delle piantacce: perfino i percorsi e la piazza. Ho fatto una ricerca su come far crepare il cemento per renderlo colonizzabile dalle piante e ho coinvolto la designer giapponese Masayo Ave per progettare con lei delle mattonelle pre-forate che il giardiniere poteva rompere per accompagnare le piante e creare passaggi che avrebbero ospitato piante e persone, senza prevaricazioni. Infine ho coinvolto anche un vivaista francese con sede in Toscana, Didier Berruyer, per aiutarmi a produrre un piccolo vivaio di piantacce da strada: di quelle di cui noi italiani siamo fornitissimi e soprattutto proprio quelle che mi hanno sedotto fin da bambino spingendomi a scegliere di diventare paesaggista. Poi mi sono aggiudicato la selezione e per due anni il mio giardino ha fatto bella mostra di sé, anche perché ero stato così bravo a ricreare un ambiente pro-erbacce che dopo pochi mesi sono sopraggiunti spontaneamente (qui per fortuna ben accolti ) numerosi ospiti, come: salici, salicarie, felci, carici e sambuchi. 

Una nota curiosa riguardo a questo progetto: il giorno dell’inaugurazione dovetti accompagnare in visita una scrittrice italiana particolarmente sensibile ai giardini e alle piante. Il mio giardino le piacque molto e ne scrisse bene in un articolo, tuttavia, cogliendo il mio disagio di fronte ad altri progetti confinanti in cui veniva messo in mostra di tutto fuorché un rapporto sincero con la natura, lei sbottò e disse: “...se questi sono giardini allora io sono contro il giardino!” A me venne spontaneo ribatterle che ero d’accordo perché io ero dalla parte delle piante e che le avrei scritto una lettera per spiegarle perché. Così iniziò una corrispondenza con Pia Pera, e oltre a una solida amicizia nacque anche il libro Contro il giardino, dalla parte delle piante, edito da Ponte alle Grazie.

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